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  1. #1
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    Question Riccardo Caldura e la " città dei turisti"

    http://www.exibart.com/notizia.asp?I...DNotizia=34063
    EXIBART - Intervista a Riccardo Caldura sulla Galleria Contemporaneo - Mestre

    Leggetela. Difficile non rimanere perplessi dinnanzi alle dichiarazioni di Riccardo Caldura.
    In quest'ultima intervista lo sentiamo sgranare un rosario di “abbiamo puntato, abbiamo posto. abbiamo...”, quasi per volerci convincere che la programmazione dello spazio mestrino non è stata per anni solamente l'illustrazione del suo gusto personale di direttore artistico, eppure chi conosce il percorso del Caldura critico-intellettuale difficilmente può nutrire dei dubbi in proposito; la scelta di porre “attenzione agli artisti nel cui lavoro fosse in atto una riflessione aggiornata sui linguaggi del modernismo” andrebbe - ovviamente - motivata con ben altre argomentazioni, ma in effetti essa esprime solo una limitata visione dell'arte e della contemporaneità.

    La definizione di Venezia come “città dei turisti” quasi si trattasse di Jesolo Lido o Gabicce Mare ben rappresenta la pochezza dell'elaborazione teorica di certi intellettuali locali.

    Non è il valore dei singoli artisti esposti che voglio qui mettere in discussione; i limiti della gestione Caldura vanno invece individuati nella monotonia delle tendenze artistiche proposte. Vediamo una programmazione tutta dogmatica, affermativa, illustrativa di concetti e idee ripetute, cupamente professorale nell'assenza di ludico e narrativo. Poche mostre a tema, tante personali firmate Caldura: evidente la censura su intere aree della produzione visiva contemporanea.

    Stando così le cose, può esser utile ricordare che, proprio alla galleria Contemporaneo, abbiamo visto negli ultimi anni alcuni errori teorici sorprendenti da parte da parte di chi ha cercato persino di attribuire l'altisonante definizione di “centro di ricerca” ad uno spazio espositivo per artisti mid-career.

    Infatti, nella presentazione delle mostra di Esther Stocker, Caldura definiva il Contemporaneo di Mestre come un “spazio pubblico di ricerca”; nel medesimo articolo lo spazio mestrino veniva descritto come istituzione per artisti che hanno “già maturato una significativa attività espositiva sia in spazi pubblici che privati”, in altre parole una realtà appiattita su percorsi sicuri di circuito, nomi noti, già mid-career, non certo delle scoperte inedite. Chiaramente una selezione di base così restrittiva esclude l’autentica ricerca.

    Entro tale schema l'idea di ricerca culturale, escludendo a priori numerose possibilità (ruolo sociale dell'artista, underground, contaminazioni) viene ridotta ad codice stilistico immediatamente riconoscibile, chiudendo l'arte contemporanea entro i limiti di un dogma imposto istituzionalmente dall'alto, e non - quale essa in effetti è - un processo in atto. Tutto questo va letto come diretta conseguenza di evidenti carenze di metodo. Nello spazio mestrino è mancato un metodo capace di restituire alla creatività contemporanea la sua centralità, la funzione-punto d'intersezione di numerosi segmenti della società.
    Ultima modifica di scarpadaniele; 26-01-11 a 11:49

  2. #2
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    Chi ha provato a fare l'arte di solito odia le clsssificazioni però è anche vero che chi gestisce (manager) deve avere capacità di sintesi.

    Fossi stato al posto suo avrei tentato con una classificazione a 3 macro gruppi.

    1) arte comprensibile alle masse perciò ben codificata ma anche abbastanza popolare.

    2) arte comprensibile agli addetti ai lavori e poco alle masse però già codificata.

    3) arte strana cioè le stravaganze che manco si sa se è arte o non è.

    Se ha fatto +o- così potrebbe anche andar bene mentre se non c'è stata almeno questa semplice divisione a 3, magari prevedendo pure delle suddivisioni interne ai 3 gurppi, allora dovrebbe cambiar mestiere

    Da come lo hai spegato pare che qualcosa sia andato storto per il 3 gruppo a favore eccessivo del gruppo 1 però la percentuale di 33%+33%+33% può essere cambiata anche in funzione degli sponsor (politica o finanziatori privati) che potrebbero averci messo il becco.

    Spiegaci meglio.
    Ultima modifica di brunox; 14-01-11 a 22:28

  3. #3
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    Interessantissima Brunox la tua ipotesi... certo, posterò qui al più presto un intervento sul tema in questione.

    Intanto permettimi un'osservazione.
    Come ha fatto Caldura?
    Non deve esser stato facile riuscire a ridurre l'enorme vitalità della produzione artistica attuale – vero vulcano in eruzione – nella programmazione monocorde, noiosa, dogmatica della Galleria mestrina. Il Professor Caldura ha dovuto senz'altro lavorare sodo, normalizzando, appiattendo, soffocando ogni guizzo vitale... Il Professore ci è riuscito grazie ad un grande sforzo "intellettuale"...
    Ultima modifica di scarpadaniele; 21-02-11 a 14:47

  4. #4
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    Riporto l'efficacissima risposta di "Enrico" a commento dell'intervista:

    28/12/2010
    Enrico
    A Venezia "centro storico" vivono 90mila persone. Sono abitanti VERI e non turisti, abbiatene rispetto perchè anche loro vivono nel contemporaneo pur dovendo subire i disagi del turismo di massa i cui guadagni vanno spessissimo a vantaggio della terraferma.


    http://www.exibart.com/notizia.asp/I...DNotizia/34063

    Ma aggiungo che le considerazioni di Caldura non sono comunque credibili. Infatti proprio in Via Piave (dove era situata la Galleria Contemporaneo) ed in tutta l'area a ridosso della stazione ferroviaria di Mestre sono state aperte numerose strutture di ricezione turistica. Caldura non se n'è accorto? Più probabilmente il Professore l'ha volutamente ignorato, essendo questo un dato che va a cozzare con il suo pensare la realtà per stereotipi precostituiti.
    Ultima modifica di scarpadaniele; 05-06-11 a 14:30

  5. #5
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    Predefinito ......

    IL GAZZETTINO - 24 SETTEMBRE 2011
    "Nel 2010 più di 2 milioni di turisti hanno deciso di alloggiare a Mestre (...) un numero che sembra essere aumentato di più del 15% quest'anno"

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