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Vecchio 11-05-2007, 19.06.11   #1
Rondinella2006
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Predefinito Corruzione all'universita'

Cari utenti,
con il benestare dell'amministrazione e come avevo promesso ad alcuni di voi, posto i link ai programmi di cui abbiamo parlato in questi giorni, sui baroni universitari, la fuga dei cervelli, i concorsi truccati e altro ancora.

Buona visione!

Report sulle false universita’, Laureare l’Esperienza e altro
http://www.media.rai.it/mpmedia/0,,r...5E5696,00.html

Viva la Ricerca, inchiesta sulla fuga dei cervelli e tentativi di rientro
http://www.media.rai.it/mpmedia/0,,R...5E4741,00.html

Anno Zero sui baroni universitari e i concorsi truccati
http://www.media.rai.it/mpmedia/0,,R...E24234,00.html

Videochat del Corriere.it: Roberto Perotti, autore di "L'Universita' Truccata" risponde alle domande di Beppe Severgnini e dei lettori
http://video.corriere.it/?vxSiteId=4...&vxBitrate=300

Se poi volete discuterne, vi aspetto in questo thread!

Ultima modifica di Rondinella2006 : 18-11-2008 alle ore 22.21.27
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Vecchio 11-05-2007, 19.27.12   #2
llmm4
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mi raccomando guardateli perchè ne vale veramente la pena!
per cui mi associo a rondinella e vi auguro buona visione!!
llmm4 non è collegato   Rispondi citando
Vecchio 13-05-2007, 14.56.09   #3
swimon
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Che vergogna
swimon non è collegato   Rispondi citando
Vecchio 13-05-2007, 15.22.07   #4
doroty983
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Che Schifo!!!!!!!!!!!!!!!!!
doroty983 non è collegato   Rispondi citando
Vecchio 13-05-2007, 18.24.05   #5
Rondinella2006
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Li avete visti? Cosi facciamo una bella discussione di quello che e' stato detto.
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Vecchio 15-05-2007, 21.23.59   #6
Rondinella2006
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Predefinito Commento ad Anno Zero

Cari utenti,
posto qui un commento alla puntata di Anno Zero fatto dalla redazione del sito Lavoce. Le tabelle in allegato sono consultabili a questo link:

http://www.lavoce.info/news/view.php?id=9&cms_pk=2720

Vero o falso? Capitolo "università" A cura della redazione
Nel corso della puntata del 3 maggio 2007 di "AnnoZero", la trasmissione in onda su RaiDue condotta da Michele Santoro, si è parlato fra l’altro di università, con la partecipazione del ministro per l’Università e la ricerca, Fabio Mussi. Nel corso del programma sono state fatte alcune interessanti affermazioni.
1. Il ministro Mussi ha affermato che "lo Stato negli Stati Uniti mette molti più soldi nell’università che in Italia". Inoltre, secondo il ministro, l’Italia spende per studente troppo poco: €8,700 l’anno, meno di paesi come Gran Bretagna (€9,800), Francia (€9,600), Germania (€11,000) e Scandinavia (€13,000). Vero o Falso?
È difficile fare un confronto con gli Stati Uniti, perché la maggior parte delle università sono private, e quelle pubbliche sono prevalentemente finanziate dai singoli stati. Ma è possibile fare un confronto con il sistema inglese, particolarmente utile perché è esclusivamente pubblico, come gran parte di quello italiano.
Innanzitutto, la differenza fra le cifre fornite dal ministro sulla spesa per studente in Italia e nel Regno Unito sembra modesta (10 per cento) e non tale da giustificare la differenza nelle prestazioni.. Un’idea più precisa può essere ottenuta guardando alla spesa per studente e per docente desunta dai singoli bilanci di ogni università, e convertita in una moneta unica secondo la Parità di potere d’acquisto, per tenere conto del diverso potere di acquisto di 1 euro in Gran Bretagna e in Italia. Un tale esercizio è stato fatto da Roberto Perotti sul Sole-24Ore del 30 novembre 2006.
Se guardiamo alla spesa per studente undergraduate – ovvero per studenti non iscritti a corsi di specializzazione quali master e dottorati di ricerca – equivalenti a tempo pieno nell’anno accademico 2003/2004 in Italia abbiamo speso 15,400 dollari (aggiustati per la parità di potere d’acquisto), il 20 per cento in meno che nel Regno Unito nell’a.a. 2004/2005, dove il dato è circa 19,600 dollari
Tuttavia, la spesa per studente non è l’unico indicatore importante della qualità relativa dell’università italiana. Sembrerebbe importante considerare anche la qualità della didattica, ovvero l’attenzione ricevuta dagli studenti da parte dei docenti.
Un modo per "misurare" questo particolare aspetto è calcolare il rapporto tra studenti e docenti, tenendo in considerazione la più alta percentuale di studenti iscritti ma non frequentanti nel sistema italiano. Considerando il numero di "studenti equivalenti a tempo pieno", il rapporto tra studenti e docenti totali non è molto diverso per i due paesi. Se in Italia nell’a.a. 2003/2004 c’erano circa 9 studenti per docente, in Gran Bretagna nell’a.a. 2004/2005 ce n’erano invece circa 12. Le risorse "didattiche" a disposizione degli studenti italiani sembrerebbero quindi addirittura maggiori di quelle dei colleghi britannici.

2. Secondo Michele Santoro Harvard "spende ogni anno 20 miliardi di dollari circa" (nessun presente, incluso il ministro, ha smentito questa cifra). Secondo il senatore Marino, – presidente della commissione Igiene e sanità del Senato e docente all’università Thomas Jefferson di Filadelfia – l’entità del fondo che finanzia le spese di Harvard è di circa 50 miliardi di dollari. Vero o Falso?
C’è molta confusione fra il fondo di dotazione e la spesa annuale, e sull’entità di entrambe. Essendo privata, Harvard si finanzia principalmente con i guadagni su un fondo di dotazione (la sua "ricchezza finanziaria") accumulato negli anni con donazioni, commesse eccetera e investito in una varietà di attività finanziarie. Il fondo di dotazione era, nel 2005, di circa 26 miliardi di dollari. Tuttavia, la spesa finanziabile da questo fondo è ovviamente assai inferiore ai 30 miliardi; per avere un ordine di grandezza, è utile pensare alla spesa finanziabile ogni anno come gli interessi (più i dividendi eccetera) ottenibili dal fondo stesso. Di fatto, la spesa totale di Harvard nel 2005 è stata di circa 2,75 miliardi di dollari, circa 1/7 di quanto affermato da Michele Santoro (si veda http://vpf-web.harvard.edu/budget/fa...eFactBook.pdf). Del resto, se Harvard spendesse veramente ogni anno 20 miliardi di dollari, spenderebbe da sola circa l’1 per cento del Pil italiano!
3. Il ministro Mussi ha affermato che vi sono "100 università italiane tra le 500 migliori al mondo", e che se si prende in considerazione "il ranking corretto per dimensione", due atenei italiani si piazzerebbero tra le prime 22. Vero o Falso?
È necessario premettere che tutte le classifiche delle università sono soggette a numerose possibili critiche (per un’interessante discussione si veda per esempio http://en.wikipedia.org/wiki/Univers...d_Universities. Tuttavia, se i criteri per definire le classifiche sono esplicitati chiaramente, possono essere un utile elemento di dibattito. (1)
Il ministro sembrerebbe fare riferimento alla classifica (o ranking) annuale delle migliori 500 università al mondo commissionata dal governo cinese all’università Jiao Tong di Shangai (http://ed.sjtu.edu.cn/ranking.htm). Secondo questo ranking le università europee tra le prime 500 al mondo sono 207, di cui 23 italiane. Tra queste, la migliore è La Sapienza, 100esima. Australia, Canada, Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Israele, Giappone, Olanda, Norvegia, Russia, Svezia, Svizzera, Regno Unito e Stati Uniti hanno tutti una o più università con ranking inferiore a 100.
La classifica cinese prende in considerazione la qualità dell’output di ricerca e la qualità della formazione universitaria impartita, oltre che quella dei docenti. Tuttavia, è influenzata dalle dimensioni di un ateneo. Ad esempio, poiché un modo di valutare la qualità di un lavoro di ricerca consiste nel contare il numero di citazioni ricevute, a parità di qualità un istituto che produce più lavori perché ha più ricercatori realizza un punteggio maggiore.
Quando il punteggio totale viene diviso per il numero dei ricercatori presenti in un ateneo, eliminando così l’influenza del fattore dimensione, due università italiane, la Sns di Pisa e la Sissa di Trieste, figurano tra le prime 30 al mondo (tabella 1). La Sapienza, che è una delle università più grandi del mondo, scende dal 100esimo al 395esimo posto. Si noti che, con quattro eccezioni, tutte queste università sono in paesi anglosassoni.
Ogni classificazione richiede che vengano stabiliti dei criteri, e che a ognuno sia attribuito un certo peso. Tanto la scelta dei criteri quanto quella dei pesi riflettono necessariamente un certo grado di arbitrarietà. In particolare, il ranking cinese potrebbe essere distorto dal fatto che risultati raggiunti nel campo delle scienze naturali hanno un peso relativo maggiore nella valutazione. Sono disponibili le classifiche per 5 gruppi disciplinari, che purtroppo però non eliminano il fattore dimensione. In queste classifiche per aree disciplinari, solo 4 università italiane figurano tra le prime 100; nessuna italiana è fra le prime 100 nelle scienze sociali (http://ed.sjtu.edu.cn/ARWU-FIELD.htm).
La classifica cinese non è comunque l’unica disponibile. Una fonte non sospetta di livore anti-italiano è la Commissione Europea. Nel 2004 ha stilato una classifica delle università europee che presentano un fattore di impatto misurato per citazioni più alto della media mondiale (http://cordis.europa.eu/indicators/third_report.htm). Nessuna delle 22 università della lista vanta cittadinanza italiana (tabella 2).
  Rispondi citando
Vecchio 17-05-2007, 12.51.47
ilgrox
Questo messaggio è stato eliminato da Rondinella2006. Motivo: Mi dispiace ma non lo posso lasciare, basta questo forum per discutere dell'argomento
Vecchio 20-06-2007, 17.48.30   #7
ailadiing
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Predefinito Naba e dirigenti parenti

di contro la naba è riconosciuta legalmente ma la dirigenza è composta da parenti dei proprietari che non sono qualificati per fare i direttori didattici. La naba è assolutamente fuorilegge.




Citazione:
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Cari utenti,
posto qui un commento alla puntata di Anno Zero fatto dalla redazione del sito Lavoce. Le tabelle in allegato sono consultabili a questo link:

http://www.lavoce.info/news/view.php?id=9&cms_pk=2720

Vero o falso? Capitolo "università" A cura della redazione
Nel corso della puntata del 3 maggio 2007 di "AnnoZero", la trasmissione in onda su RaiDue condotta da Michele Santoro, si è parlato fra l’altro di università, con la partecipazione del ministro per l’Università e la ricerca, Fabio Mussi. Nel corso del programma sono state fatte alcune interessanti affermazioni.
1. Il ministro Mussi ha affermato che "lo Stato negli Stati Uniti mette molti più soldi nell’università che in Italia". Inoltre, secondo il ministro, l’Italia spende per studente troppo poco: €8,700 l’anno, meno di paesi come Gran Bretagna (€9,800), Francia (€9,600), Germania (€11,000) e Scandinavia (€13,000). Vero o Falso?
È difficile fare un confronto con gli Stati Uniti, perché la maggior parte delle università sono private, e quelle pubbliche sono prevalentemente finanziate dai singoli stati. Ma è possibile fare un confronto con il sistema inglese, particolarmente utile perché è esclusivamente pubblico, come gran parte di quello italiano.
Innanzitutto, la differenza fra le cifre fornite dal ministro sulla spesa per studente in Italia e nel Regno Unito sembra modesta (10 per cento) e non tale da giustificare la differenza nelle prestazioni.. Un’idea più precisa può essere ottenuta guardando alla spesa per studente e per docente desunta dai singoli bilanci di ogni università, e convertita in una moneta unica secondo la Parità di potere d’acquisto, per tenere conto del diverso potere di acquisto di 1 euro in Gran Bretagna e in Italia. Un tale esercizio è stato fatto da Roberto Perotti sul Sole-24Ore del 30 novembre 2006.
Se guardiamo alla spesa per studente undergraduate – ovvero per studenti non iscritti a corsi di specializzazione quali master e dottorati di ricerca – equivalenti a tempo pieno nell’anno accademico 2003/2004 in Italia abbiamo speso 15,400 dollari (aggiustati per la parità di potere d’acquisto), il 20 per cento in meno che nel Regno Unito nell’a.a. 2004/2005, dove il dato è circa 19,600 dollari
Tuttavia, la spesa per studente non è l’unico indicatore importante della qualità relativa dell’università italiana. Sembrerebbe importante considerare anche la qualità della didattica, ovvero l’attenzione ricevuta dagli studenti da parte dei docenti.
Un modo per "misurare" questo particolare aspetto è calcolare il rapporto tra studenti e docenti, tenendo in considerazione la più alta percentuale di studenti iscritti ma non frequentanti nel sistema italiano. Considerando il numero di "studenti equivalenti a tempo pieno", il rapporto tra studenti e docenti totali non è molto diverso per i due paesi. Se in Italia nell’a.a. 2003/2004 c’erano circa 9 studenti per docente, in Gran Bretagna nell’a.a. 2004/2005 ce n’erano invece circa 12. Le risorse "didattiche" a disposizione degli studenti italiani sembrerebbero quindi addirittura maggiori di quelle dei colleghi britannici.

2. Secondo Michele Santoro Harvard "spende ogni anno 20 miliardi di dollari circa" (nessun presente, incluso il ministro, ha smentito questa cifra). Secondo il senatore Marino, – presidente della commissione Igiene e sanità del Senato e docente all’università Thomas Jefferson di Filadelfia – l’entità del fondo che finanzia le spese di Harvard è di circa 50 miliardi di dollari. Vero o Falso?
C’è molta confusione fra il fondo di dotazione e la spesa annuale, e sull’entità di entrambe. Essendo privata, Harvard si finanzia principalmente con i guadagni su un fondo di dotazione (la sua "ricchezza finanziaria") accumulato negli anni con donazioni, commesse eccetera e investito in una varietà di attività finanziarie. Il fondo di dotazione era, nel 2005, di circa 26 miliardi di dollari. Tuttavia, la spesa finanziabile da questo fondo è ovviamente assai inferiore ai 30 miliardi; per avere un ordine di grandezza, è utile pensare alla spesa finanziabile ogni anno come gli interessi (più i dividendi eccetera) ottenibili dal fondo stesso. Di fatto, la spesa totale di Harvard nel 2005 è stata di circa 2,75 miliardi di dollari, circa 1/7 di quanto affermato da Michele Santoro (si veda http://vpf-web.harvard.edu/budget/fa...eFactBook.pdf). Del resto, se Harvard spendesse veramente ogni anno 20 miliardi di dollari, spenderebbe da sola circa l’1 per cento del Pil italiano!
3. Il ministro Mussi ha affermato che vi sono "100 università italiane tra le 500 migliori al mondo", e che se si prende in considerazione "il ranking corretto per dimensione", due atenei italiani si piazzerebbero tra le prime 22. Vero o Falso?
È necessario premettere che tutte le classifiche delle università sono soggette a numerose possibili critiche (per un’interessante discussione si veda per esempio http://en.wikipedia.org/wiki/Univers...d_Universities. Tuttavia, se i criteri per definire le classifiche sono esplicitati chiaramente, possono essere un utile elemento di dibattito. (1)
Il ministro sembrerebbe fare riferimento alla classifica (o ranking) annuale delle migliori 500 università al mondo commissionata dal governo cinese all’università Jiao Tong di Shangai (http://ed.sjtu.edu.cn/ranking.htm). Secondo questo ranking le università europee tra le prime 500 al mondo sono 207, di cui 23 italiane. Tra queste, la migliore è La Sapienza, 100esima. Australia, Canada, Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Israele, Giappone, Olanda, Norvegia, Russia, Svezia, Svizzera, Regno Unito e Stati Uniti hanno tutti una o più università con ranking inferiore a 100.
La classifica cinese prende in considerazione la qualità dell’output di ricerca e la qualità della formazione universitaria impartita, oltre che quella dei docenti. Tuttavia, è influenzata dalle dimensioni di un ateneo. Ad esempio, poiché un modo di valutare la qualità di un lavoro di ricerca consiste nel contare il numero di citazioni ricevute, a parità di qualità un istituto che produce più lavori perché ha più ricercatori realizza un punteggio maggiore.
Quando il punteggio totale viene diviso per il numero dei ricercatori presenti in un ateneo, eliminando così l’influenza del fattore dimensione, due università italiane, la Sns di Pisa e la Sissa di Trieste, figurano tra le prime 30 al mondo (tabella 1). La Sapienza, che è una delle università più grandi del mondo, scende dal 100esimo al 395esimo posto. Si noti che, con quattro eccezioni, tutte queste università sono in paesi anglosassoni.
Ogni classificazione richiede che vengano stabiliti dei criteri, e che a ognuno sia attribuito un certo peso. Tanto la scelta dei criteri quanto quella dei pesi riflettono necessariamente un certo grado di arbitrarietà. In particolare, il ranking cinese potrebbe essere distorto dal fatto che risultati raggiunti nel campo delle scienze naturali hanno un peso relativo maggiore nella valutazione. Sono disponibili le classifiche per 5 gruppi disciplinari, che purtroppo però non eliminano il fattore dimensione. In queste classifiche per aree disciplinari, solo 4 università italiane figurano tra le prime 100; nessuna italiana è fra le prime 100 nelle scienze sociali (http://ed.sjtu.edu.cn/ARWU-FIELD.htm).
La classifica cinese non è comunque l’unica disponibile. Una fonte non sospetta di livore anti-italiano è la Commissione Europea. Nel 2004 ha stilato una classifica delle università europee che presentano un fattore di impatto misurato per citazioni più alto della media mondiale (http://cordis.europa.eu/indicators/third_report.htm). Nessuna delle 22 università della lista vanta cittadinanza italiana (tabella 2).
ailadiing non è collegato   Rispondi citando
Vecchio 02-08-2007, 13.56.02   #8
8alan8
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vergogna che schifo!!!!!
8alan8 non è collegato   Rispondi citando
Vecchio 07-11-2007, 12.20.46
blog75
Questo messaggio è stato eliminato da Rondinella2006. Motivo: No spam
Vecchio 07-02-2008, 11.57.38
solian
Questo messaggio è stato eliminato da Rondinella2006. Motivo: Off topic
Vecchio 26-03-2008, 15.44.01   #9
marte2007
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Registrato il: 23-12-2007
Messaggi: 207
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Sapete cosa dovrebbero fare per risolvere il problema dei concorsi truccati e della malauniversità? Come hanno fatto con Calciopoli con le retrocessioni... ogni volta che vengono scoperti dei concorsi non regolari ne riponde tutto il dipartimento... sarebbero le università stesse, se non vogliono essere sommerse dalle multe, a prendere provvedimenti contro i baroni... e le denunce ai carabinieri avrebbero per davvero un effetto...
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Vecchio 01-04-2008, 23.24.19   #10
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Tratto da Italians, Corriere della Sera


Nomine nelle università: nepotismo e baronie
Caro Beppe,
una giovane laureata in fisica viene ripetutamente bocciata al concorso per un posto da ricercatore indetto dal dipartimento di fisica dell’Università di Messina: la motivazione della bocciatura è che risulterebbe incapace di far ricerca a livello universitario. La curiosità insita in questa notizia di per sé insignificante è duplice: l’università è la stessa in cui si sono verificati negli ultimi anni un omicidio, una gambizzazione e la compravendita di cattedre e prove d’esame. Inoltre la stessa candidata è stata premiata per la miglior laurea dalla Società italiana di fisica, per la miglior tesi di dottorato dall’Istituto nazionale di fisica della materia, ha vinto borse di studio anche all’estero, ha al suo attivo oltre cento pubblicazioni (i vincitori del concorso appena un decimo), è stata invitata da diversi atenei europei per insegnare e applicare i frutti del suo studio, l’utilizzo di un metodo della fisica della materia, lo scattering dei neutroni, allo studio del meccanismi di bioprotezione del trealosio, uno zucchero che protegge le cellule dalla morte per deidratazione. Non c’era bisogno, ma questa è l’ennesima dimostrazione del meccanismo di funzionamento di concorsi e nomine nelle università italiane, fondato non su criteri essenziali quali merito, capacità e bravura, ma esclusivamente su nepotismo e baronie.
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