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  1. #1
    Rondinella2006
    Ospite

    Predefinito Smascheriamo i baroni

    Dal'home page di Studenti.it

    Stop alla corruzione, riprendiamoci l'università

    Arriva l'esercito dei professori virtuosi che nei blog denunciano nepotismo e concorsi truccati

    a cura di Marta Ferrucci 23 Gennaio 2008

    voti totali: 18 - media voto: 10.00
    Sta crescendo l'onda del malcontento che nelle università italiane travolge professori e studenti, impotenti di fronte a sfacciati e frequenti casi di nepotismo che vedono gli atenei gestiti come feudi privati.

    Alla Sapienza di Roma il clamore sollevato dalla mancata visita del Papa ha per un po' coperto la notizia dell'iscrizione del rettore Guarini nel registro degli indagati con l'accusa di abuso d'ufficio. Si indaga su un presunto scambio di favori tra il rettore e Leonardo di Paola, docente di Estimo e presidente della società che si è aggiudicata i lavori per la realizzazione dei parcheggi all'università. Ma Di Paola è anche il presidente della commissione che ha promosso la figlia del rettore, Maria Rosaria Guarini, a ricercatrice in Estimo.

    A Palermo è dovuto intervenire il Tar per restituire a Maria Rita Gismondo il posto da ordinario che le era stato soffiato da docenti che avevano spacciato per pubblicazioni scientifiche dei semplici atti congressuali. Anche a Bari è dovuto intervenire il Tribunale Amministrativo Regionale affinchè un professore di biochimica ottenesse il laboratorio che gli spettava ma negatogli dall'endocrinologo F. Giorgino. Quest'ultimo era anche indagato dalla procura (insieme al padre) per il concorso da ordinario grazie al quale ha ereditato la direzione del reparto.

    Ma lo scandalo non si fermerebbe al settore dell'Università. Sul sito Ateneopalermitano si legge che "...gli Atenei stanno alla Malauniversità come il Cnr sta alla “Malaricerca”. L'USI/RDB ha realizzato e presentato al Ministro Mussi un libro bianco che denuncia brogli nei metodi di valutazione per l’avanzamento di carriera ai concorsi interni del Cnr. Il libro bianco denuncia, tra le altre cose, che i membri delle Commissioni esaminatrici nel definire i punteggi per i candidati dei concorsi dell'ente attribuiva punti anche "agli elenchi delle pubblicazioni, quelli che accompagnano i lavori". E sarebbero stati assegnati punteggi -secondo le testimonianze raccolte dall’Usi/RdB- anche alle e-mail che alcuni candidati "con padrino" hanno presentato come titoli, ignorando invece in blocco validi attestati internazionali di altri candidati senza padrino. Tra i titoli valutati ad un candidato poi risultato vincitore ci sarebbero anche nove lettere di raccomandazione allegate alla domanda di partecipazione al concorso, tra cui una, in particolare, in cui il padrino raccomandante sottolinea, a dimostrazione della validità del candidato, il suo spiccato senso di ospitalità, la generosità e il carattere gioviale mostratigli in occasione di una sua visita in Italia.

    Qualcosa sta cambiando?
    Sono sempre di più le persone che hanno deciso di non restare a guardare. Le nefandezze vengono raccontate alla magistratura ma anche nei blog e le notizie degli scandali corrono molto più velocemente di un tempo: su Ateneopulito, Ateneopalermitano, Università degli orrori, Malauniversitas, Concorsopoli, Il senso della misura... si racconta di raccomandazioni, sprechi, concorsi truccati e truffe.
    Tommaso Gastaldi, ricercatore di statistica, nel suo blog Concorsopoli scrive: "Questo è un luogo di azione, ove se tu invii una segnalazione o "denuncia" seria di malcostume verra' inserita in un vortice e inviata agli amici che operano per il bene. Nelle televisioni, nelle radio, nei giornali e un gran numero di persone e gruppi che lavorano per un mondo migliore".

    Smascheriamo i baroni
    Scandali, concorsi truccati, casi di nepotismo anche nel tuo ateneo? Segnalali alla redazione.

  2. #2
    Super Senior
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    Quote Originariamente inviata da Rondinella2006 Visualizza il messaggio
    Dal'home page di Studenti.it

    Qualcosa sta cambiando?
    Sono sempre di più le persone che hanno deciso di non restare a guardare. Le nefandezze vengono raccontate alla magistratura ma anche nei blog e le notizie degli scandali corrono molto più velocemente di un tempo:
    Iniziativa positiva ma, ovviamente, bisogna stare attenti a non calunniare.

  3. #3
    Rondinella2006
    Ospite

    Predefinito

    L'articolo e' fatto da Studenti.it, e il modus operandi e' lo stesso del forum: nessuna affermazione va fatta per sentito dire, ma con prove alla mano. Hai sfogliato il forum baronale? Ce n'e' per tutti i gusti.

  4. #4
    gandolfo1980
    Ospite

    Predefinito Chissà dove arriveremo...

    CONCORSOPOLI: VERGOGNE SENZA FINE!

    racconto dell'ennesima esperienza vissuta tra furbizie, squallore ed impunità



    Cari amici,

    ormai in Italia credo siamo giunti veramente al capolinea...
    la corruzione dilaga a macchia d'olio, l'inefficienza dei servizi del settore pubblico è arrivata all'apice...
    Chi come noi è impegnato in una battaglia di cività e legalità deve SPUTARE SANGUE per riuscire a far fronte compatto ed invalicabile innanzi alla cultura di massa delle "strade facili" e del concetto, (come si suol dire nella mia zona d'origine), "futti futti... ca tantu diu pirduna a tutti..." ovvero "ruba pure, fatti i tuoi porci comodi, fregatene se uno lavora facendo il proprio dovere e dieci guardano, perchè tanto nessuno mai ti punirà, anzi arraffa il più possibile, perchè se fai il furbo verrai più rispettato dal sistema... semplicemente perchè IL PESCE FA PUZZA GIA' DALLA TESTA...!"
    Non se ne può più: soldi pubblici spesi senza nessun criterio logico, leggi che non permettono facilmente di schiaffare in carcere e/o multare i responsabili nonostante segnalazioni, testimonianze, denunce di fatti vissuti, ingiustizie subite, illegalità consolidate ed evidenze innegabili.

    Per non parlare dei concorsi pubblici...
    dopo l'ultima esperienza (ho fatto circa 40 concorsi...) mi sono promesso di non partecipare più per non permettere più a nessuno di umiliarmi ed offendere la mia intelligenza e la mia dignità.

    Ecco il quanto:

    Università statale di Milano - Dip. Scienze dell'Informazione Via Comelico 39/41 - Milano - 25/06/2007:

    Concorso pubblico per un posto posizione B3 - area servizi generali e tecnici per assunzione con contratto a tempo indeterminato.

    Arrivo con un po' di anticipo ed insieme agli altri partecipanti al concorso chiedo ai membri della commissione informazioni in merito alla valutazione dei titoli d'ammissione al concorso e questi ci indicano una bacheca nella quale erano esposti:

    nei fogli era possibile leggere i punteggi senza capire i criteri con cui fossero stati assegnati visto che molti non avevamo avuto assegnato nessun punteggio nonostante avere in possesso i titoli previsti dal bando.
    Personalmente chiedo al presidente della commissione spiegazioni in merito precisando che per una più trasparente procedura sarebbe stato meglio indicare i motivi dell'assegnazione - non assegnazione dei punteggi indicati per candidato e costui è stato molto vago nel rispondere dichiarando che comunque a fine concorso avremmo potuto richiedere copia di tutti gli atti all'amministrazione universitaria (preciso a FINE CONCORSO e non prima dunque se vi è stato un dolo premeditato i responsabili avrebbero avuto tutto il tempo per "sanare" il tutto).

    Buona parte degli altri partecipanti ha espresso condivisione delle mie considerazioni elogiandomi per aver avuto il coraggio di far ricadere l'attenzione su questi punti importanti.

    Prima d'iniziare la prova la commissione spiega delle modalità di sostenere l'esame alquanto anomale: i candidati sarebbero dovuti entrare singolarmente nella stanza d'esame e sostenere uno alla volta la prova con la stanza A PORTE CHIUSE!!!! OVVERO SENZA TESTIMONI NEUTRALI DELLA PROCEDURA, ALLA FACCIA DEL CONCORSO "PUBBLICO"!!!!!

    Mi guardo in faccia con altri partecipanti al concorso e restiamo sbigottiti... in mezzo a tanti mormorii riesco a captare qualcuno che a bassa voce dice "è il caso di chiamare i carabinieri!"

    Il presidente notando la reazione a tale notizia chiede di ristabilire l'attenzione alla commissione perchè tra qualche minuto chiameranno uno per volta i candidati per fare la prova teorico-pratica nella famigerata stanza...

    Le prove hanno inizio ed dopo un po' arriva il mio turno:

    I membri della commissione mi fanno accomodare nella postazione d'esame e con espressioni del viso alquanto stuffate in tono seccato schernendomi mi chiedono cosa pensavo che mi spettasse come punteggio per i titoli d'accesso.
    Io faccio presente che come previsto dal bando pubblicato sulla gazzetta ufficiale i titoli di qualifica professionale inerenti al posto messo al concorso danno diritto all'assegnazione di un determinato punteggio:
    Il presidente mi dice che i miei non sono titoli "inerenti"…. a questo punto visto che loro dicono che i miei titoli non sono "inerenti" chiedo di visionare i titoli "inerenti" dei candidati a cui è stato assegnato un punteggio, il presidente ribadisce che ho diritto di accedere agli atti A FINE CONCORSO e mi dice che si è fatto tardi (come se le mie domande non avrebbero dovuto essere state fatte) e mi chiede se voglio iniziare la prova o no...
    Inizio la prova e noto subito che c'è qualcosa di strano nel computer, la prova fra le altre cose consiste nel ricevere la posta elettronica, fare scannerizzazioni, elaborare il file su pc, ecc.
    Lo scanner non si attiva, provo a vedere se è correttamente installato ma il pc è acceso con autenticazione di un account limitato e non riesco ad accedere al pannello di controllo: due membri della commissione ridono "sotto i baffi" ed io inizio ad innervosirmi, essendo un tecnico qualificato e molto competente in informatica, accorgendomi che il computer è in rete, ho il sospetto che questo sia CONTROLLATO DA REMOTO, purtroppo non essendo autenticato con un account "ADMINISTRATOR" non posso avere la prova matematica del mio sospetto, ma questo resta e dunque mi alzo, saluto per educazione e me ne vado...

    Fuori dall'edificio ho atteso un altro candidato per chiedergli come fosse andata a lui e questo mi conferma i miei sospetti raccontandomi che il suo "esame" si è svolto in un modo analogo al mio.

    Per la cronaca si sappia che chi ha avuto attribuito il punteggio più alto per i titoli d’ammissione, prima d’iniziare le prove, coincide con la stessa persona vincitrice del concorso.

    A questo punto speriamo solo che rivolgendoci alle forze dell'ordine queste ci aiutino o perlomeno sappiano darci un consiglio su come muoverci.

    Illustrata di presenza questa ed altre situazioni vissute ad un Commissariato di Polizia di Milano per tutta risposta ci è stato detto di rivolgerci ad un avvocato e che loro non potevano fare niente.

    Morale della favola:

    se vi sono stati brogli e furbizie questi sono rimasti impuniti perchè anche se avremmo consultato un avvocato anch'esso avrebbe capito che data la non possibilità ad accedere immediatamente ed in modo trasparente agli atti non sarebbe stato possibile fare una valutazione oggettiva per lo stesso motivo di cui vi ho parlato prima.

    A questo punto tento l'ultima possibilità:

    dopo una settimana dovevo partecipare ad un altro concorso simile a al precedente sempre bandito dall'università degli studi di Milano per il quale avevo presentato domanda: provo a telefonare al 112 chiedendogli in forma anonima un aiuto per controllare la regolarità delle procedure con la speranza che un'eventuale furbata mafiosa sarebbe potuta essere colta in flagrante con azioni penali intraprese d’autorità verso i responsabili: mi è stato risposto che non davano "ascolto" alle segnalazioni anonime e mi riattaccano il telefono; faccio l'ultimo disperato tentativo e provo a richiamare al 112, all'inizio riesco a spiegare bene tutta la situazione ma poi vogliono sapere come mi chiamo e da dove chiamo, rispondo che non è giusto che debba essere io VITTIMA DEL SISTEMA CORROTTO ad espormi e a questo punto mi riattaccano il telefono.

    Dopo quest'ultimo fatto in capo ad una lista di pluriennali ed innumerevoli ingiustizie anche molto più gravi ho perso fiducia nelle istituzioni.

    Nonostante tutto non sono passato mai all'alleanza con "il nemico" ma ho sempre cercato comunque di portare avanti le battaglie che ho ritenuto giuste, ispirandomi ai miei ideali dai quali non prescindo, spesso anche DA SOLO CONTRO TUTTI, perchè come diceva saggiamente Accursio Miraglia...

    "MEGLIO MORIRE IN PIEDI CHE VIVERE IN GINOCCHIO!"


    Per finire volevo ringraziare tutti coloro che nonostante tutto ancora si battono per una nazione migliore, ovvero che rispecchi gli ideali a cui si sono ispirati i nostri padri costituenti repubblicani.

    Chissà come reagirebbero Piero Calamendrei e Sandro Pertini se potessero vedere lo squallore del vergognoso scempio in cui è sprofondata l'Italia dei nostri giorni...

    Buena suerte a tutti i combattenti per la giustizia

    Gandolfo Carmeci

    per contatti:

    antimafia_80@yahoo.it - www.nuovorisorgimentoitaliano.it

  5. #5
    Rondinella2006
    Ospite

    Predefinito

    Tratto da Repubblica

    Parte da Internet il movimento contro "la scuola del nepotismo e dei favoritismi"
    Siti e blog di studenti e professori per provare a voltare pagina

    Università, il crepuscolo dei baroni
    rivolta web nell'ateneo dei privilegi

    NON riesce proprio a farsene una ragione, l'oncologo Massimo Federico. "E' come se un calciatore avesse vinto la coppa Davis", dice. A Modena è accaduto di recente un fatto assai curioso: un professore associato in dermatologia è diventato ordinario in una prova bandita dal corso di laurea in odontoiatria. L'idoneo ha 36 anni e si chiama Giovanni Pellacani. E' il figlio del rettore, Giancarlo Pellacani (che ha anche un altro figlio docente a Giurisprudenza). Durante la seduta per la chiamata, tre professori hanno votato contro. Uno di questi è l'ex preside della facoltà di Medicina, Maurizio Ponz de Leon: "Non si è mai verificato, almeno negli ultimi trent'anni di storia della nostra facoltà, che un ricercatore riuscisse a diventare ordinario in soli 6 anni e 4 mesi dalla nomina a ricercatore. Certo, potrebbe avvenire per meriti eccezionali. Ma, come visto dall'esame del curriculum, questi meriti non esistono".

    Il docente insegna da sei anni, ha un'esperienza all'estero di soli due mesi e i suoi punti di Impact factor (il riscontro dell'attività di ricerca nelle pubblicazioni scientifiche), riguardano solo la dermatologia: non il Med50, il settore, cioè, per il quale ha vinto il concorso. Altra stranezza: "Il concorso non ha visto la partecipazione di nessuno degli associati e dei ricercatori della nostra facoltà". Federico dal canto suo fa osservare che "in Italia esistono 26 professori associati" di quel settore ma nessuno ha fatto domanda. E aggiunge: "Data la delicatezza della decisione, trattandosi di un procedimento che riguarda il rettore, chiedo che la votazione avvenga dopo che la facoltà sia stata edotta delle conseguenze di una chiamata che potrebbe rientrare nel campo della presunzione di nepotismo".




    Federico chiede informazioni su dodici punti e qualche settimana dopo, non ottenendo risposte, denuncia tutto alla Procura. Da allora sta perdendo ogni incarico: dalla presidenza della commissione contratti e contenzioso alla direzione della scuola di oncologia. Una convenzione con l'Istituto superiore di sanità, che ha promesso 148mila euro all'università per le ricerche da lui coordinate, è bloccata. E persino nel giornalino dell'università si evita accuratamente di parlare della pur prolifica attività di Federico e dei suoi collaboratori. Il professore, però, non molla. E pochi giorni fa è tornato a chiedere le dimissioni del rettore.

    Il magnifico, dal canto suo, reagisce: ha querelato il professore ribelle, che aveva illustrato, in un incontro pubblico, le analogie tra le sue ricerche sulle sindromi familiari e "l'albero genealogico della famiglia Pellacani".

    Quello di Modena è solo uno dei tanti fronti caldi della protesta contro i presunti casi di nepotismo nelle università. L'altro è la Sapienza di Roma, dove le polemiche per il mancato incontro con papa Benedetto XVI sono riuscite a far passare in secondo piano la bufera che s'era addensata sul rettore, Renato Guarini. Pochi giorni prima dell'invito del pontefice, Guarini è stato iscritto nel registro degli indagati per abuso d'ufficio: la procura di Roma indaga su un possibile scambio di favori con l'architetto Leonardo di Paola, docente di Estimo ma anche presidente della Cpc, la società che si è aggiudicata i lavori (8,8 milioni di euro) per la realizzazione del parcheggio della città universitaria.

    Di Paola è anche il presidente della commissione che ha promosso Maria Rosaria Guarini, figlia del rettore, a ricercatrice in Estimo. Anche in questo caso la denuncia è partita da un docente universitario, Antonio Sili Scavalli, già autore di un'altra denuncia sull'intreccio tra cattedre e appalti.

    Alla Sapienza insegna anche Tommaso Gastaldi, ricercatore di Statistica. Mesi fa previde: una rivoluzione sta per scuotere l'università italiana. "Si sta creando un incredibile fronte compatto di persone di buona volontà che va da Napoli a Siena... Possiamo veramente creare un'onda sismica... - scrisse nel suo blog, Concorsopoli". I casi di Modena e Roma mostrano che il terremoto è già in atto: è la rivolta contro il sistema di cooptazione dei professori universitari, spesso assimilato all'affiliazione mafiosa. Dopo i primi scandali di Bari, Bologna, Firenze, Siena, Macerata, Messina e le inchieste che sono seguite, la parola d'ordine è attaccare la "razza barona", la casta che manda in cattedra figli, nipoti, cugini e amanti - ma anche amici e compagni di partito, frammassoni, colleghi di cordata.

    Siti come quello di Gastaldi (che ha creato un osservatorio per segnalare in anticipo i concorsi sospetti) si moltiplicano. Si chiamano Ateneo pulito, Malauniversitas, Università degli orrori, Ateneo palermitano. Diari dell'indignazione accademica curati da chi non regge più lo strapotere degli ermellini.
    (continua)

  6. #6
    Rondinella2006
    Ospite

    Predefinito

    (continua)
    Il pretesto può essere anche un convegno, come quello che si terrà sabato a Pisa, organizzato dalla massoneria toscana. Su Il Senso della misura, il blog curato dal docente Giovanni Grasso, si fa notare che "a Roma e a Pisa l'università si apre al mondo in modo diverso. Credete che la libertà di parola dei massoni sarà messa in discussione a Pisa? Credete che frange estremistiche si ricorderanno che la Toscana è stato il cuore territoriale, quanto meno, della P2?".

    Nel suo Universitopoli, Marco Lanzetta, primo chirurgo italiano ad aver effettuato un trapianto di mano, ha pubblicato invece la sentenza del consiglio di Stato che lo proclama finalmente vincitore contro l'università di Varese. "I giudici riportano la legalità nei concorsi universitari", scrive. La sua, alla vigilia della riforma del sistema concorsuale - annunciata dal ministro Fabio Mussi per le prossime settimane - è una convinzione diffusa. E così il Tar di Palermo ha restituito a Maria Rita Gismondo, microbiologa della clinica Sacco di Milano, il posto da ordinario che le era stato soffiato da docenti che, è risultato poi, avevano spacciato per pubblicazioni scientifiche dei semplici atti congressuali. Lo stesso è successo a Bari, dove alcuni docenti di Diritto si sono presentati a un concorso, vincendolo, con fotocopie "edite" da un'anonima stamperia di Benevento. Sempre a Bari è stato necessario l'intervento del Tar perché un professore di biochimica ottenesse il laboratorio che gli spettava, negatogli dall'endocrinologo Francesco Giorgino, peraltro indagato dalla procura, insieme al padre, per il suo concorso da ordinario, grazie al quale ha ereditato la direzione del reparto.

    Molti docenti "arrabbiati", ora, cercano di organizzarsi in un network. Fanno il tifo per i magistrati e trovano alleati anche oltre gli atenei. Come Paolo Padoin, prefetto di Padova, che alle nefandezze universitarie dedica una sezione del suo sito Rinnovare le istituzioni, scrivendo: "Manteniamo fiducia nell'azione della magistratura che, anche se in tempi biblici, dovrebbe arrivare alla definizione delle tante azioni penali pendenti in diverse sedi universitarie. Soprattutto la vicenda di Trieste, nella quale sono coinvolti quasi tutti i big di agraria, denunciati dal professor Quirino Paris... ".

    Paris, docente della University of California: è emigrato lì dopo un feroce scontro con i suoi colleghi italiani proprio sulle procedure di selezione. Ha inventato un modello matematico delle parentopoli italiane e lo ha fatto pubblicare su una rivista on line americana.

    Ovunque si grida alla prova truccata. I professori scrivono ai magistrati, avvertono carabinieri e finanzieri: la vita accademica procede per via giudiziaria. Chiami un docente e ti risponde: "Non posso parlare, sono in procura". Un ricercatore romano segnala in continuazione al ministero - che le gira ai pm - le sue previsioni sui vincitori dei concorsi. "In questo momento - anticipa - ce ne sono in corso due a Roma. In uno è stato richiesto, addirittura, che i candidati presentassero solo tre pubblicazioni. Una follia: significa tagliar fuori chi vanta decine di pubblicazioni internazionali".

    Il Tar di Palermo, del resto, ha già sentenziato che non si può scendere, per decenza, sotto una soglia minima di dieci pubblicazioni. A Messina, l'università dove si sono laureati molti figli della 'ndrangheta, non si riesce invece a concludere un concorso di audiologia, in gestazione dal 2002. Tra i candidati, quattro nomi eccellenti: i due fratelli Motta, figli dell'otorinolaringoiatra napoletano Giovanni, e i due fratelli Galletti, figli dell'otorino messinese Cosimo. Due di loro (uno per famiglia) sono vincitori del famigerato concorso del 1988 annullato dalla Cassazione perché sfacciatamente truccato.

    A giudicarli, in commissione, saranno tre professori universitari messi in cattedra dai loro genitori. Intanto, nel capoluogo siciliano s'indaga su un altro concorso, quello di Veterinaria, per il quale un gip ha deciso di sospendere il rettore Tomasello. A Siena, invece, una docente, assistita dall'avvocato Massimo Rossi, ha fatto aprire una nuova inchiesta: le è bastato allegare alla denuncia una mail, da lei intercettata, scambiata tra i commissari di un concorso. "Non mi sono sentita in imbarazzo nell'avanzare la proposta di scorrimento della professoressa T. a professore di prima fascia. La candidata ha un curriculum serio".

    In effetti, otto mesi dopo la professoressa ottiene lo "scorrimento" a professore ordinario. Ma in Italia divinare il nome del vincitore è quasi la norma: il nome dell'idoneo è deciso in anticipo dalla facoltà nel momento in cui "chiede" il posto. Tutto il resto (pubblicazione del bando in gazzetta ufficiale, elezione dei commissari, loro convocazione nella sede con relativa ospitalità in albergo, prove scritte e orali) è un'inutile messa in scena che per ogni "valutazione comparativa" costa, in media, 20mila euro alle casse dello Stato.

    Mentre l'università vive la sua "Mani pulite", i concorsi languono. I posti da associati e ordinari non si bandiscono da maggio del 2006, quelli per ricercatore sono stati, nel 2007, 1188 contro i 1618 del 2006 e contro i 2514 del 2005. Ora, però, stanno per ripartire: Mussi ha stanziato 40 milioni di euro e ha varato un nuovo regolamento che dovrebbe limitare la sfera d'influenza dei commissari, sottoponendo in prima battuta tutti i candidati al giudizio di revisori anonimi. E si torneranno anche ad assumere associati e ordinari. Ma non con il vecchio sistema di concorsi, considerato "un atto di ostilità che ha devastato qualità e bilanci": la riflessione è di Pier Ugo Calzolari, rettore di Bologna, e apre un altro sito di "controinformazione" sugli scandali accademici, Scienzemedicolegali.

    L'ateneo bolognese è stato il primo a tentare di reagire agli scandali con un codice etico per prevenire le assunzioni di parenti negli stessi dipartimenti, molto frequenti durante il rettorato precedente del potentissimo Fabio Roversi Monaco. In Paesi come la Nuova Zelanda o il Canada norme di questo tipo già da anni correggono i conflitti d'interesse non solo tra parenti ma anche tra amici o tra colleghi di studi professionali privati che insegnano nell'università. Lo rivendicano anche molti docenti che vogliono il cambiamento.

    A Bari, per esempio, è la battaglia del magistrato (e docente di diritto canonico) Nicola Colaianni e dell'associato Carlo Sabbà, che ha fatto aprire, con le sue denunce, l'inchiesta sui concorsi pilotati a Medicina interna nella quale figurano, tra gli indagati - oltre all'ordinario di Medicina interna Giuseppe Palasciano - anche nomi eccellenti, come il milanese Pier Mannuccio Mannucci. Nel capoluogo pugliese, però, dove famiglie come i Massari o i Girone hanno fatto il pieno di cattedre e dove i baroni avevano, fino a poco tempo fa, persino i posti barca gratuiti sul lungomare, le resistenze sono ancora fortissime. Una prima bozza, però, è stata approvata a dicembre e vieta esplicitamente l'assunzione di parenti e altri docenti all'interno delle facoltà. Forse qualcosa cambierà.

  7. #7
    Rondinella2006
    Ospite

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    Università Palermo, dopo 18 anni Tar annulla concorso per 4 docenti

    Palermo, - (Adnkronos) - Diciotto anni fa, quando da giovane ricercatrice vinse il concorso di professore universitario di ruolo di Statistica sociale all'Universita' di Palermo, qualcuno degli esclusi grido' allo scandalo e chiese di annullare il concorso. Adesso, pero', ma c'e' voluto quasi un ventennio, sono i giudici del Tar del Lazio a dare ragione a chi aveva denunciato la presunta illegittimita' della composizione della Commissione giudicatrice, annullando, come apprende l'ADNKRONOS, il concorso vinto da quattro docenti.

    Cosi', una delle vincitrici del concorso, Vincenza Capursi, dopo la sentenza del Tar 'retrocede' da prof di ruolo a semplice ricercatrice, mentre gli altri tre vincitori, Pierantonio Bellini, Giuseppe Puggioni e Marisa Civardi, ritornano ad essere docenti associati, cioe' il ruolo che ricoprivano nel 1990, quando il Ministero dell'Universita' e della Ricerca scientifica bandi' il concorso per quattro docenti di Statistica sociale a Palermo. A presentare nel '90 ricorso fu il prof. Giorgio Chinnici, ex docente di Statistica oggi in pensione, criminologo, consulente della Commissione nazionale Antimafia ed ex Presidente del Consiglio comunale di Palermo. Nel '90 Chinnici, malgrado fosse docente associato e fosse autore di numerose pubblicazioni, come denuncia lo stesso, venne escluso dal concorso. Per lui fu una ''ingiustizia bella e buona'', e cosi' decise di rivolgersi alla giustizia. ''Sono contento per la decisione del Tar - commenta oggi la sentenza - ma come diceva gia' nel '700 Beccaria 'Non c'e' peggiore ingiustizia di una giustizia che arriva con ritardo'. E vent'anni, a mio parere, sono davvero tanti''.

    ''Io - ha aggiunto Chinnici - ho presentato all'epoca l'esposto perche' trovavo scandaloso che il concorso era stato vinto da una ricercatrice che cosi' aveva scavalcato chi ricopriva il ruolo di associato, come me e altri 25 colleghi, inoltre la stessa ricercatrice aveva presentato una produzione davvero inadeguata rispetto a tutti noi. Adesso, a distanza di tanto tempo, la giustizia ha fatto il suo corso. Anche se tutta questa vicenda mi ha fatto sentire un senso dell'ingiustizia nell'esito della Commissione giudicatrice, tanto e' vero che sette anni fa ho deciso di dimettermi dall'Universita'''.

    E la diretta interessata, la prof 'retrocessa' a ricercatrice, come commenta la decisione dei giudici del Tar del Lazio? ''Non intendo commentare proprio niente'', si e' limitata a rispondere seccamente al telefono, chiudendo subito la comunicazione.

    Una storia lunga, travagliata, con strascichi giudiziari, quella del concorso per docente di Statistica sociale, bandito nel lontano 1989 dal Ministero dell'Universita' per l'ateneo palermitano. La prova per diventare professore ordinario di ruolo viene eseguita nel 1990 e vinta da Vincenza Capursi, allora ricercatrice, e da Pierantonio Bellini, Giuseppe Puggioni e Marisa Civardi. Il docente associato Giorgio Chinnici resta fuori dal concorso. Cosi' decide di presentare ricorso e di chiedere l'annullamento del concorso. Il Ministero dell'Universita' accoglie il ricorso e annulla il concorso, decidendo di rifarlo con la sostituzione di due componenti dell'allora Commissione giudicatrice. Ma i risultati del concorso sono sempre gli stessi. I vincitori sono ancora una volta i quattro docenti che avevano vinto gia' una prima volta.

    Ma Giorgio Chinnici non si rassegna, grida allo scandalo e va avanti nella sua protesta solitaria. Il prof parla di ''motivi di illegittimita' derivata dai vizi'' che avrebbero "inficiato la composizione della Commissione stessa". In pratica, Chinnici sostiene che non andavano sostituiti solo due componenti della Commissione, ma anche un terzo, il prof. Franco Vaccina. Proprio nei confronti di Vaccina, Chinnici presento' nel 1991 una denuncia per presunti abusi d'ufficio, e nello stesso anno il docente Vaccina venne rinviato a giudizio dal gip del Tribunale di Palermo. Secondo i giudici del Tar del Lazio (Presidente Stefano Baccarini, consiglieri Domenico Lendini e Giuseppe Sapone), il ricorso di Chinnici, ''e' meritevole di accoglimento'', ''dovendosi condividire il motivo di censura con il quale l'istante deduce l'illegittimita' della composizione della Commissione giudicatrice, dato che nei confronti di uno dei suoi componenti, che il ricorrente aveva denunciato all'autorita' giudiziaria, era stata avanzata richiesta di rinvio a giudizio del gip''. Quindi, le ''cause di incompatabilita' e di astensione del giudice sono estensibili e applicabili''. Il Tar ha condannato, inoltre, l'Amministrazione a rifondere a Chinnici le spese di giudizio nella somma di 2.500 euro. Non e' escluso che adesso la docente Vincenza Capursi presenti ricorso alla sentenza di primo grado del Tar.

    Fonte: http://www.adnkronos.com

  8. #8
    Rondinella2006
    Ospite

    Predefinito L’Università degli sprechi

    30 aprile 2008
    L’Università degli sprechi 1/2

    Non c’è un buco. C’è una voragine nei conti dell’Università genovese. E alla fine l’ammanco complessivo sta raggiungendo una cifra monstre: 40 milioni di euro. Questo è il nodo decisivo intorno a cui ruoterà, da qui a giugno, la lotta senza quartiere per l’elezione del nuovo rettore. Si va ben oltre i 15 milioni di cui, fino a oggi, si era parlato. Di più: non si parla solo di spese deliberate, per le quali manca la copertura finanziaria. Ma anche, secondo le indagini della Corte dei conti, di spese mai votate dal senato accademico e dal consiglio di amministrazione. Oppure di somme finanziate dal governo, che, però, dovevano avere un’altra destinazione e per le quali sta per essere richiesta la restituzione.
    Risultato: soltanto per la sfortunata operazione dell’Albergo dei Poveri, secondo una relazione della direzione amministrativa, l’Università rischia di dover sborsare «1,2 milioni di euro per il fabbisogno finanziario per l’acquisizione dei diritti di superficie, 2,83 milioni di euro per riavviare i lavori e 11,5 milioni di euro per il completamento del lotto dei lavori». Totale: 15,53 milioni di euro che mancano all’appello. Ma è soltanto l’inizio: a questi si aggiungono circa 6 milioni di euro già pagati con fondi del ministero dell’Università e della Ricerca Scientifica (il cosiddetto Murst) che dovevano essere destinati ai lavori di recupero dell’edificio e invece sono finiti per pagare l’acquisto dell’immobile. Una somma per cui il Governo sta studiando di chiedere la restituzione.


    E siamo a quota 21,5 milioni. Ma non basta: in caso di naufragio dell’operazione Albergo dei Poveri per mancanza di risorse economiche, l’università di Genova si troverebbe costretta a restituire alla Regione gli 11 milioni ottenuti per l’operazione più relativi milionari interessi (e saremmo intorno a quota 35 milioni); è un’ipotesi, ma anche questa non troppo remota.
    Ma non è finita: oltre al “pasticciaccio” dell’Albergo dei Poveri, la Corte dei conti sta chiedendo chiarimenti per altre operazioni (il cui elenco è contenuto in documenti pubblici) che portano il conto finale a quota 40 milioni di euro, come, per esempio, l’acquisto del palazzo dell’Eridania destinato alla facoltà Scienze della Formazione (che doveva andare all’Albergo dei Poveri) , per cui sono in ballo un milione e 150mila euro.
    L’inchiesta è praticamente conclusa. Nei giorni scorsi gli ispettori della Corte dei Conti hanno interrogato gli ultimi testimoni e la pratica è ora sul tavolo del procuratore Luciano Coccoli. Il Secolo XIX ha contattato l’ex Rettore Sandro Pontremoli per un commento su queste ultime vicende. La sua risposta è stata: «Preferisco leggere quello che scriverete, documentarmi e poi, se sarà possibile, avere ospitalità per le mie risposte».
    L’inchiesta che rischia di portare l’università di Genova sull’orlo del baratro comincia nel maggio 2007 quando in via Balbi arriva il nuovo direttore amministrativo, Rosa Gatti. Dopo poche settimane dall’insediamento, Gatti segnala al rettore Gaetano Bignardi una lunga serie di sospette irregolarità contabili risalenti al periodo in cui l’ateneo era diretto da Sandro Pontremoli. Viene quindi richiesto un parere a uno dei più noti studi legali di Genova, quello di Luigi Cocchi, che stende una relazione (di cui il Secolo XIX è in possesso) che viene presentata alla Corte dei Conti.
    L’analisi degli avvocati è impietosa e conferma i dubbi dell’Università. Il primo allarme è proprio sulle somme destinate all’operazione Albergo dei Poveri, in particolare quelle destinate all’acquisto dell’immobile e non alla sua ristrutturazione: «L’utilizzo improprio delle risorse - dicono gli avvocati - può esporre al rischio di iniziative del ministero volte al recupero totale o parziale delle somme».
    E qui l’Ateneo si trova davanti due rogne: una relativa al denaro ancora da pagare, l’altra a proposito dei sei milioni di euro già spesi dal Governo dei quali, appunto, potrebbe essere richiesta la restituzione. Infatti quando l’Ateneo genovese ha sollecitato, negli ultimi mesi, al ministero dell’Università e della Ricerca il pagamento della rata di finanziamento si è sentita rispondere picche. Anzi, da Roma è partito l’avvertimento che si scaverà anche sul passato per comprendere se i finanziamenti siano stati spesi dall’università di Genova come stabilito dall’accordo sull’Albergo dei Poveri. Un’avventura partita male e proseguita peggio.
    Sostiene addirittura il documento dello studio Cocchi: «Quando l’Ateneo ha iniziato l’operazione di ristrutturazione i fondi dell’accordo di programma disponibili per l’Albergo dei Poveri erano già stati largamente intaccati, peraltro illegittimamente».
    Ma quali sono le più gravi irregolarità secondo la ricostruzione dei legali? Eccole elencate in due pagine fitte fitte: «Affidamenti e incarichi professionali senza stima dell’importo dei debiti che ne derivano, né verifica della copertura finanziaria, né impegno di spesa. Omissione di verifiche e aggiornamenti sugli oneri derivanti da tali incarichi. Utilizzo del finanziamento erogato dal ministero in base all’accordo di programma per finalità diverse da quelle previste. Approvazione del progetto ed affidamento dell’appalto dei lavori in presenza di una non sufficiente conoscenza delle condizioni effettive di importanti elementi, specie strutturali, dell’immobile con conseguente rischio (puntualmente verificatosi) della necessità di varianti e dell’insorgenza di negativi e onerosi condizionamenti». Ma non è ancora finita: l’affidamento dell’appalto è stato fatto molto tempo dopo la progettazione. Nel frattempo, però, l’edificio si è degradato e il progetto in certe parti si è rivelato non eseguibile.
    La strategia delle passate gestioni dell’Università, secondo le indagini della Corte dei conti, sarebbe stata semplice: «Scaricare tutto sulle spalle del ministero». La relazione degli avvocati sembra confermare questa ricostruzione: «Il cda dell’Università ha conferito a tre tecnici l’incarico di comporre la commissione di collaudo in corso d’opera. La delibera prevede che l’onere - non determinato, neppure presuntivamente - gravi sui fondi del Ministero». In pratica: viene dato un incarico a tre professionisti senza nemmeno stabilirne il compenso. L’unica cosa sicura è che finirà nel calderone dei finanziamenti statali.
    Infine: sono stati omessi «i controlli idonei a fare emergere per tempo il problema dell’assenza di risorse finanziarie sufficienti, che invece è venuto alla luce sostanzialmente quando tutte le risorse presenti erano state spese». Insomma: nessuno si è accorto per tempo che le casse erano al verde. La relazione fa emergere anche episodi tra il tragico e il grottesco. Come quando «il progettista e direttore dei lavori riferisce che, in mancanza di un completamento dei lavori con le varianti (da cinque milioni di euro, ndr), l’edificio si trova esposto a serio e dannoso degrado, anche nelle parti che hanno già costituito oggetto di lavori di appalto». Insomma: lavori, spese e la situazione rischia di tornare al punto di partenza. E anche il denaro già speso (lo stanziamento complessivo per l’operazione è di 55 milioni di euro) rischia di esser stato gettato al vento. E neppure è possibile abbandonare l’opera al suo destino, come a questo punto sembrerebbe sensato. Perché c’è un altro vincolo: la convenzione stipulata nel dicembre 2003 con la Regione, che ha garantito un finanziamento annuo di 723 mila euro l’anno per quindici anni. Ebbene: c’è una clausola precisa: «Laddove venissero meno le finalità per le quali è stata stipulata la presente convenzione, sarà interrotta la corresponsione del contributo e sarà richiesta la restituzione delle rate già versate gravate degli interessi di legge». Insomma: non è possibile tornare indietro, se non si vuole un nuovo danno da 11 milioni di euro (interessi esclusi).

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