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#1 |
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Junior
Registrato il: 10-07-2008
Messaggi: 14
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Di bello a gironzolare tutto il giorno sui mezzi pubblici c’è che ti imbatti in un’umanità che non sospettavi potesse esistere: nuovi poveri, vecchi poveri, poverissimi e parvenu. Tutti noi formichine solerti che cercano, quando possono ancora permetterselo, non dico un posto al sole, ma almeno il tepore della penombra.
Certa di ribadire concetti ben noti a chi, come me, deve fare conti quotidiani con la propria magra condizione di precario, vorrei tuttavia portare alla vostra attenzione un paio di notizie nelle quali mi è capitato di imbattermi proprio in questi giorni. L’attuale Ministro del lavoro, Onorevole Maurizio Sacconi, affermò in tempi non sospetti (il 12 aprile 2007, per la precisione) che avrebbe attivato “una diffusa mobilitazione tale da rendere impossibile qualunque modifica, anche minima, alla legge Biagi”. Cito testualmente dal sito personale del Ministro. E noi, miseri precari, a chiederci l’un l’altro con aria basita: chi si barrica dietro contrapposizioni pseudoideologiche e in nome di una distorta logica propagandistica difende una legge evidentemente fallimentare (almeno nella sua concreta applicazione), si affaccia mai dalla lussuosa finestra del lussuoso attico in cui lussuosamente vive? Guarda mai giù? O forse, a pensar proprio male, sarebbe piuttosto da chiedersi se la tutela di chi lavora e di chi vorrebbe farlo è di qualche interesse per l’attuale On. Ministro Sacconi, magari più propenso, nel 2007 come oggi, a salvaguardare fette consistenti del proprio elettorato “confinindustrializzato”. La risposta, inevitabile, alle nostre tasche. A questo proposito è necessario fare chiarezza ed illustrare che cosa deve, in teoria, avvenire perché in un Paese si parli di recessione. Prendo spunto da un articolo pubblicato il 17 settembre su “Liberazione” a firma Martino Mazzonis. L’articolo è dettagliato e concreto, riporta dati sui quali, mi sembra, valga la pena di riflettere. La misura della ricchezza di un Paese è data dal valore del suo PIL (prodotto interno lordo). Si capisce che se il PIL ha un segno positivo, l’economia di quel dato Paese sta crescendo, viceversa se il valore del PIL è preceduto da un segno meno c’è crisi economica. Mazzonis riporta però una stima dell’autorevole settimanale inglese Economist secondo cui negli U.S.A., a fronte di un prodotto interno lordo che nell’ultimo trimestre si attesta a + 3,3 % (un valore non da crisi, per intendersi), la disoccupazione, verificata nello stesso arco temporale, cresce dell’1,4 %. Al contrario, in Giappone il PIL ha segno negativo, ma la disoccupazione cresce “soltanto” dello 0,2 %. E’ del tutto evidente, anche da profani, che qualcosa non quadra. Ciò che viene propagandato non coincide con la reale percezione che i cittadini hanno dell’andamento economico del Paese in cui vivono. Le nostre tasche hanno cioè una risposta diversa da quella degli economisti. Gli indicatori economici tradizionali vanno a questo punto ridefiniti in un’ottica che tenga conto del cittadino che paga le tasse, fa la spesa, manda a scuola i figli, cerca e perde il lavoro. Necessitano insomma dell’integrazione con una stima qualitativa che rappresenti la realistica misura degli effetti dell’economia e della politica economica di un Paese sui suoi abitanti. Vorrei anch’io concludere, come fa lo stesso Mazzonis, con l’Economist: “Quando il tuo vicino perde il lavoro si dice che è l’economia che rallenta, quando tu perdi il lavoro c’è la recessione e quando un economista perde il lavoro diventa depressione economica. Gli economisti che ignorano la crisi occupazionale, meriterebbero di perdere il lavoro.” Aspetto, come sempre, le vostre opinioni! |
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#2 |
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Registrato il: 04-09-2008
Messaggi: 4
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Come sempre tutto assolutamente vero! C'è veramente da vergognarsi di far parte di questo subdolo e meschino ingranaggio e, ciononostante, non poterne fare a meno. Non poter fare a meno di continuare ad elemosinare tozzi di pan secco dalla bocca degli stessi distruttori dell'economia italiana. Quando scenderemo in piazza io sarò accanto a te, Ilariadubois, in prima linea
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#3 |
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Junior
Registrato il: 10-07-2008
Messaggi: 14
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Al "rivoluzionario" Vuics vorrei fare una domanda: se potesse dare un suggerimento a chi si occupa di politiche del lavoro, intese soprattuto all'inserimento giovanile, che cosa proporrebbe? So che può sembrare una sorta di "catena della bontà", ma non è così. Nessuno ascolterà, siamo d'accordo, ma perchè non provare lo stesso a dire la nostra, a confronatarsi, a dialogare fra noi? E poi, e poi chissà...
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#4 | |
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