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  1. #1

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    Arrow >>ATTENZIONE<<aaaiiiuuutttaaattteeemmiiiiii

    SALVE RAGAZZI MI SERVE IL VOSTRO AIUTO X ALCUNE VERSIONI , 7 PER ESSERE PRECISI , MANCA MENO DI UN MESE E ANKORA NN SONO RIUSCITA A FARLE A CAUSA DEI TANTISSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSIMI ALTRI COMPITI KE HO DA FARE , SONO DISXATA , VI PREGO FATE QUALCOSA ...
    ECCO I TITOLI E LE PRIME PAROLE DELLE VERSIONI
    1-La spada di Damocle (cum Damocles quidam...)
    2-Ritratto di Annibale(Hannibal, Hamilcaris filius ...)
    3-Confronto fra Cesare e Catone (Caeras beneficiis ac munificentia...)
    4-Elogio della vecchiaia (Suspicor te gravius ...)
    5-Tributo a Milziade (Eius victoriae non alienum...)
    6-Servio Tullio(Post Tarquinium Priscum ...)
    7-Fondazione delle antiche città del Lazio(Latini oppida condebant in Latio...)

    ASPETTO UNA VOSTRA RISPOSTA AL + PRESTO ...GRAZIE MILLE E

    CIAO A TUTTI!!!!

  2. #2

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    ola gente c'è qualke anima buona ke m spiega come muovermi su sto sito? soprattutto per le traduzioni d latino grazieeeeeeeeeee

  3. #3
    GOD L'avatar di prrr
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    sxo sia la 1


    Nam cum quidam [...] Damocles commemoraret in sermone copias eius, opes, maiestatem dominatus, rerum abundantiam, magnificentiam aedium regiarum negaretque umquam beatiorem quemquam fuisse, " Visne igitur" inquit, "o Damocle, quoniam te haec vita delectat, ipse eam degustare et fortunam experiri meam?". Cum se ille cupere dixisset, conlocari iussit hominem in aureo lecto strato pulcherrimo textili stragulo, magnificis operibus picto, abacosque compluris ornavit argento auroque caelato. Tum ad mensam eximia forma pueros delectos iussit consistere eosque nutum illius intuentes diligenter ministrare. Aderant unguenta coronae, incendebantur odores, mensae conquisitissimis epulis extruebantur. Fortunatus sibi Damocles videbatur. In hoc medio apparatu fulgentem gladium e lacunari saeta equina aptum demitti iussit, ut impenderet illius beati cervicibus. Itaque nec pulchros illos ministratores aspiciebat nec plenum artis argentum nec manum porrigebat in mensam [...]; denique exoravit tyrannum, ut abire liceret, quod iam beatus nollet esse. Satisne videtur declarasse Dionysius nihil esse ei beatum, cui semper aliqui terror impendeat?



    Infatti poiché un certo Damocle magnificava in una conversazione le sue (di Dionigi) ricchezze, i suoi mezzi, la maestà del suo dominio, l’abbondanza delle sue risorse, lo splendore delle stanze regali e affermava che non era mai esistito alcuno più felice, (Dionigi) disse: “Vuoi dunque, Damocle, dato che ami questa vita, gustarla a fondo e sperimentare la mia condizione?”. Avendo quello espresso di desiderarlo, Dionigi ordinò che fosse collocato su un letto dorato, coperto da uno stupendo lenzuolo, lavorato con magnifici ricami, e preparò parecchi tavoli con oro ed argento cesellato. Allora ordinò che dei giovani scelti di ammirevole aspetto si trattenessero a tavola e, attenti alle sue richieste, lo servissero diligentemente. Vi erano profumi e ghirlande; si bruciavano essenze, le tavole erano imbandite con vivande raffinatissime. Damocle si riteneva fortunato. Nel bel mezzo di questo apparato (Dionigi) ordinò che una spada splendente fosse calata giù dal soffitto a cassettoni, attaccata a un crine di cavallo, affinché pendesse sopra il capo di quel beato. Dunque (Damocle) non volgeva lo sguardo nè a quei bei servitori, nè all'artistico argento, nè tendeva la mano al tavolo. Finalmente supplicò il tiranno di permettergi di andarsene, poiché non voleva più essere felice. Non sembra abbastanza chiaro che Dionigi abbia dimostrato che nulla di felice esiste per colui al quale sovrasta qualche terrore?

  4. #4
    GOD L'avatar di prrr
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    sxo sia la 2


    [1] Hannibal, Hamilcaris filius, Carthaginiensis. Si verum est, quod nemo dubitat, ut populus Romanus omnes gentes virtute superarit, non est infitiandum Hannibalem tanto praestitisse ceteros imperatores prudentia, quanto populus Romanus antecedat fortitudine cunctas nationes. 2 Nam quotienscumque cum eo congressus est in Italia, semper discessit superior. Quod nisi domi civium suorum invidia debilitatus esset, Romanos videtur superare potuisse. Sed multorum obtrectatio devicit unius virtutem. 3 Hic autem velut hereditate relictum odium paternum erga Romanos sic conservavit, ut prius animam quam id deposuerit, qui quidem, cum patria pulsus esset et alienarum opum indigeret, numquam destiterit animo bellare cum Romanis.

    traduzione

    ANNIBALE, figlio di Amilcare, Cartaginese. Se è vero, cosa di cui nessuno dubita, che il popolo romano ha superato in valore tutte le nazioni, non si deve negare che Annibale di tanto superò gli altri generali in avvedutezza, quanto il popolo romano precede in forza tutte le genti. 2.Infatti, ogni volta che Annibale si scontrò con il popolo romano in Italia ne uscì sempre vincitore. E se in patria non fosse stato indebolito dall'invidia dei suoi concittadini, è evidente che avrebbe potuto vincere i Romani. Ma la denigrazione di molti debellò il valore di uno solo. 3.Questi poi mantenne l'odio paterno verso i Romani lasciatogli come in eredità a tal punto che abbandonò prima la vita che quest'odio; lui che, benchè cacciato dalla patria e bisognoso dell'aiuto altrui, non cessò mai di combattere con l'animo contro i Romani.

  5. #5
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    sxo sia la 3


    CATONE E CESARE A CONFRONTO

    Igitur iis genus aetas eloquentia prope aequalia fuere, magnitudo animi par, item gloria, sed alia alii.
    Caesar beneficiis ac munificentia magnus habebatur, integritate vitae Cato. Ille mansuetudine et misericordia clarus factus, huic severitas dignitatem addiderat.
    Caeras dando sublevando ignoscundo, Cato nihil largiundo gloriam adeptus est.
    In aletero miseris perfugium erat, in altero malis pernicies. Illius facilitas, huius constantia laudabatur. Postremo Caesar in animum induxerat laborare, vigilare ; negotiis amicorum intentus sua neglegere, nihil denegare quod dono dignum esset ; sibi magnum imperium ; exercitum, bellum novom exoptabat, ubi virtus enitescere posset.
    At Catoni studium modestiae, decoris, sed maxume severitatis erat ; non divitiis cum divite neque factione cum factioso, sed cum strenuo virtute, cum modesto pudore, cum innocente abstinentia certabat ; esse quam videri bonus malebat : ita, quominus petebat gloriam, eo magis illum adsequbatur.



    Dunque, essi furono quasi uguali per nascita, per età, per eloquenza, pari la grandezza d'animo, e anche la gloria, ma di qualità differente. Cesare era stimato grande per liberalità e munificenza, Catone per integrità di vita. Il primo si era fatto illustre con l'umanità e l'inclinazione alla pietà, al secondo aveva aggiunto dignità il rigore. Cesare aveva acquistato gloria con il danaro, con il soccorrere, con il perdonare, Catone con il nulla concedere. L'uno era il rifugio degli sventurati, l'altro la rovina dei malvagi. Del primo era lodata l'indulgenza del secondo la fermezza. Infine Cesare s'era prefisso nell'animo di lavorare senza tregua, di vegliare, di trascurare i suoi interessi per dedicarsi a quelli degli amici, di non rifiutare nulla che meritasse di essere donato; per sé desiderava una grande potenza, un esercito, una guerra nuova in cui potesse risplendere il suo valore. Catone invece ambiva la misura, il decoro, ma soprattutto la severità. Non gareggiava in ricchezze con il ricco, in faziosità con il fazioso, ma in coraggio con il valoroso, in ritegno con il modesto, in integrità con gli onesti. Preferiva essere che sembrare buono, così, quanto meno cercava la gloria, tanto più quella lo seguiva.

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