Visualizzazione dei risultati da 1 a 3 su 3
  1. #1

    Registrato dal
    Aug 2007
    Messaggi
    9

    Predefinito 2 versioni cicerone!!!!

    Non riesco a trovare queste versioni..... mi date una mano!!!! Grazie mille

    Bisogna sopportare il dolore
    Ut enim fit in proelio ut ignavus miles ac timidus, simul ac viderit hostem, abiecto scuto fugiat quantum possit, ob eamque causam pereat non numquam etiam integro corpore, cum ei qui steterit nihil tale evenerit, sic qui doloirs speciem ferre non possunt abiciunt se atque ita adflicti et exanimati iacent; ..........

    Elogio della filosofia
    O vitae philosophia dux, o virtutis indagatriz exputrixque vitiorum! quid non modo nos, sed omnino vita hominum sine te esse potuisset? Tu urbis peperisti, tu dissipatos homines in societatem vitae convocasti, tu eos inter se primo domiciliis, deinde coniugiis, tum litterarum et vocum communione iunxisti, tu inventrix legum, tu magistra et disciplinae fuisti:........

    Grazie mille ancora

  2. #2
    GOD L'avatar di prrr
    Registrato dal
    Jun 2006
    residenza
    Provincia di Ferrara
    Messaggi
    5,500

    Predefinito

    la 1

    Ut enim fit in proelio, ut ignavus miles ac timidus, simul ac viderit hostem, abiecto scuto fugiat, quantum possit, ob eamque causam pereat non numquam etiam integro corpore, cum ei qui steterit, nihil tale evenerit, sic qui doloris speciem ferre non possunt, abiiciunt se atque ita adflicti et exanimati iacent; qui autem restiterunt, discedunt saepissime superiores. Sunt enim quaedam animi similitudines cum corpore. Ut onera contentis corporibus facilius feruntur, remissis opprimunt, simillime animus intentione sua depellit pressum omnem ponderum, remissione autem sic urgetur, ut se nequeat extollere. 55 Et, si verum quaerimus, in omnibus officiis persequendis animi est adhibenda contentio; ea est sola offici tamquam custodia. Sed hoc idem in dolore maxime est providendum, ne quid abiecte, ne quid timide, ne quid ignave, ne quid serviliter muliebriterve faciamus, in primisque refutetur ac reiiciatur Philocteteus ille clamor. Ingemescere non numquam viro concessum est, idque raro, eiulatus ne mulieri quidem. Et hic nimirum est "lessus", quem duodecim tabulae in funeribus adhiberi vetuerunt. 56 Nec vero umquam ne ingemescit quidem vir fortis ac sapiens, nisi forte ut se intendat ad firmitatem, ut in stadio cursores exclamant quam maxime possunt


    Cicerone, Tuscolane, II, 54-56 passim

    In battaglia il soldato vigliacco e pauroso, appena vede il nemico, butta via lo scudo e fugge più in fretta che può, e spesso per questo si fa ammazzare più facilmente anche se non è stato toccato: cosa questa che non succede a chi rimane fermo al proprio posto. Così, quelli che non sono capaci di resistere all'idea del dolore, si avviliscono, e rimangono in uno stato di abbattimento e di prostrazione: mentre quelli che resistono il più delle volte riescono vincitori. Perché, fra l'anima e il corpo esistono delle analogie. Un corpo, se si sforza, sopporta bene il peso, e se si rilascia ne rimane schiacciato: c'è molta somiglianza con l'anima che, se chiama a raccolta le sue forze, annulla il peso che le preme sopra, mentre se si lascia andare ne è oppressa e non se ne può liberare. E senza dubbio, se vogliamo andare al fondo delle cose, sono quelle forze che noi dobbiamo chiamare a raccolta nello svolgimento di ogni nostra attività, perché esse sole fanno, voglio dire, la guardia per sorvegliare che noi adempiamo il nostro dovere. Nel dolore, comunque, bisogna stare attenti a non compiere nessun atto che sappia di avvilimento, di pavidità, di codardia, nessun atto degno d'uno schiavo o d'una donna, e prima di tutto bisogna condannare e respingere un atteggiamento come quello di Filottete. Qualche gemito, raramente, a un uomo si può anche concedere, in certe circostanze: ma le grida neppure alle donne bisogna permetterle. Indubbiamente a questo si riferiscono le Dodici Tavole, nel proibire il “lessus” ai funerali. E poi l'uomo saggio e coraggioso non geme mai, a meno che non sia per darsi forza, come fanno nello stadio i corridori, che gridano a più non posso.


    Progetto Ovidio

  3. #3
    GOD L'avatar di prrr
    Registrato dal
    Jun 2006
    residenza
    Provincia di Ferrara
    Messaggi
    5,500

    Predefinito

    Cicerone, Tusculane, II 5

    II. [5] Sed et huius culpae et ceterorum vitiorum peccatorumque nostrorum omnis a philosophia petenda correctio est. Cuius in sinum cum a prirnis temporibus aetatis nostra voluntas studiumque nos compulisset, his gravissimis casibus in eundem portum, ex quo eramus egressi, magna iactati tempestate confugimus. 0 vitae philosophia dux, o virtutis indagatrix expultrixque vitiorum! quid non modo nos, sed omnino vita hominum sine te esse potuisset? Tu urbis peperisti, tu dissipatos homines in societatem vitae convocasti, tu eos inter se primo domiciliis, deinde coniugiis, tum litterarum et vocum communione iunxisti, tu inventrix legum, tu magistra morum et disciplinae fuisti; ad te confugimus, a te opem petimus, tibi nos, ut antea magna ex parte, sic nunc penitus totosque tradimus. Est autem unus dies bene et ex praeceptis tuis actus peccanti inmortalitati anteponendus.

    Ma il rimedio per questo nostro difetto, e anche per tutti gli altri nostri vizi e le nostre colpe, va cercato unicamente nella filosofia. In seno ad essa fin dai primi anni della mia vita mi sospinsero la volontà e la passione; e nello stesso porto da cui ero uscito torno a rifugiarmi in questo triste momento, nella furia della tempesta. O filosofia, guida della vita, tu che sei fatta per scoprire la virtù e per scacciare i vizi! Che sarebbe stato non dico di me, ma della vita umana in genere, se non ci fossi stata tu? Tu hai fatto nascere le città, tu hai raccolto a vita sociale gli uomini dispersi, tu li hai riuniti coi vincoli delle abitazioni prima e dei matrimoni poi, e soprattutto con la comunanza della scrittura e del linguaggio; tu hai inventato le leggi, tu sei stata maestra della morale e dell'ordinamento civile. In te io cerco rifugio, a te chiedo aiuto, e se già in passato mi affidai molto a te, ora mi metto interamente nelle tue mani. Meglio un giorno solo, speso bene e nell'osservanza dei tuoi precetti, che una vita infinita trascorsa nel vizio. E quale aiuto dovremmo mai preferire al tuo, quando tu ci hai fatto dopo della serenità, e hai eliminato il terrore della morte

Segnalibri

Permessi di invio

  • Non puoi inserire discussioni
  • Non puoi inserire repliche
  • Non puoi inserire allegati
  • Non puoi modificare i tuoi messaggi
  •