Visualizzazione dei risultati da 1 a 8 su 8
  1. #1
    Super Senior
    Registrato dal
    Jan 2008
    residenza
    Qui ed ora
    Messaggi
    1,690

    Predefinito Situazione Atenei 2010

    Salve a tutti!
    Per curiosità: come si sono organizzati i vostri atenei quest'anno per far fronte ai tagli ed alle nuove regole amministrative? Sono riusciti a far partire tutti i corsi? Le aule sono di dimensioni opportune? Le sessioni d'esame ci saranno?

    Onere di cronaca dire che da noi (Facoltà di Ingegneria - La Sapienza) i corsi sono stati accorpati a canale unico (Aule che, per i corsi del primo anno ad esempio, dovranno contenere 350 persone e sono state progettate per tenerne 150-200), alcuni corsi delle magistrali sono stati soppressi, per dei corsi delle triennali si cerca ancora il docente che se ne occupi e in tutto questo il bilancio è comunque in rosso. I corsi di Ingegneria non partiranno fino a data da destinarsi, ne sono partiti esclusivamente alcuni del corso di laurea in ingegneria aerospaziale con le relative problematiche di spazi e vacanze nel corpo docenti.

    Mi piacerebbe avere notizie su come i tagli e le proteste dei ricercatori hanno colpito le vostre facoltà/università in modo da inquadrare le dimensioni del problema causato dal governo.

    Grazie,
    V.

  2. #2
    Super Senior L'avatar di repanse
    Registrato dal
    May 2007
    Messaggi
    1,055

    Predefinito

    Io so che a Psicologia a Padova stanno per essere tolti un sacco di corsi perchè tenuti da ricercatori che stanno per essere mandati via....quindi gli studenti stanno con l'acqua alla gola perchè devono cercare di dare gli esami di questi corsi prima che essi vengano tolti.
    Spero che non si sia messi così pure a Lettere...

  3. #3

    Registrato dal
    Apr 2008
    Messaggi
    3

    Predefinito

    Per quanto riguarda gli Atenei baresi queso è il verdetto:

    "Il Senato Accademico dell' Università di Bari ha fissato l' inizio delle lezioni per l' anno accademico 2010-2011 nel giorno lunedì 11 ottobre 2010".

    E' questo l'annuncio pubblicato sul sito della facoltà di Scienze Politiche di Bari, nessuna giustificazione, nessun commento.
    Si deciderà nei prossimi giorni se far effettivamente cominciare le lezioni l'11, se rimandarle ulteriormente, se iniziare il 4, come previsto da calendario didattico, ma dedicando quella settimana a colloqui con gli studenti e la comunità per rendere noto tutto ciò k accade e il motivo per cui molti corsi, probabilmente non partiranno. Molte materie infatti sono state messe a bando per l'assegnazione degli incarichi: i ricercatori, ovviamente non le avranno e i loro insegnamenti rimarranno scoperti...
    Ultima modifica di blustudent; 29-09-10 a 15:27

  4. #4
    L'avatar di d4viz
    Registrato dal
    Oct 2009
    Messaggi
    8

    Predefinito

    Statale di Milano. Il corso di inglese prima fatto con un professore è stato sostituito con uno da fare a casa da soli online.

  5. #5

    Registrato dal
    Feb 2010
    Messaggi
    1

    Predefinito

    Ateneo di Catania, c'è stata la scorsa settimana un'assemblea di protesta degli studenti.
    Si è stilato un documento in cui si è chiesto ufficialmente al senato accademico di far slittare l'inizio delle lezioni a causa dell'impossibilità di attivare molti corsi per mancanza di professori.
    A 10 giorni dal previsto inizio delle lezioni (11 ottobre) non si sa ancora nulla di certo.
    I dipartimenti di ingegneria, economia, giurisprudenza e altri mantengono nei loro siti la data dell'11 ottobre e non hanno dato avvisi di rinvio (inizieranno veramente? Chissà!)
    Nel mio dipartimento (Fisica) e in tutta la facoltà di scienze mm. ff. nn. è tutto un punto interrogativo:
    nessun aggiornamento del sito dopo la pubblicazione del nuovo manifesto degli studi, nessuna informazione sui nuovi orari delle lezioni, nessuna traccia dell'inizio dei corsi per il recupero dei debiti formativi per le matricole (che gli altri anni iniziavano verso il 25 settembre), figuriamoci se si fa menzione sull'inizio delle lezioni!
    Da noi il disagio è immenso, per legge il mio corso (matricole dello scorso anno accademico) dovrebbe essere scisso in A-L e M-Z (ma non arriveremo a 100 iscritti al secondo anno, per quanto riguarda le matricole saranno appena 80!!) è la prima volta che questo accade e considerando che il 60% dei corsi era tenuto da ricercatori e che c'è carenza di personale considerando un professore per materia, figuriamoci se per ogni materia c'è bisogno di 2 professori!
    Voci di corridoio affermano che l'inizio delle lezioni slitterà all'inizio di novembre, altre invece affermano che i corsi saranno sospesi.
    Speriamo bene

  6. #6
    Mega GOD L'avatar di natsumi23
    Registrato dal
    Feb 2006
    Messaggi
    35,756

    Predefinito Le ultimissime

    Università, la riforma a rischio
    Voto slittato, corsa per salvarla. Un bonus
    per i ricercatori. Le reazioni dopo il sì del Senato

    ROMA - La strada è in salita e piena di curve (politiche) pericolose. Per salvare la riforma dell'università il governo è pronto addirittura a cambiare strategia. E a giocarsi l'ultima carta: far modificare il calendario dei lavori alla Camera e progettare un intervento a favore dei ricercatori, la categoria più critica verso il ddl Gelmini.

    Il problema numero uno è proprio quello dei tempi. Giovedì scorso l'esame della riforma da parte dell'Aula di Montecitorio è stato spostato dal 5 al 14 ottobre. Sembra poco, in realtà cambia tutto. Il 15 ottobre, cioè il giorno dopo, alla Camera comincia la sessione di bilancio che dura circa un mese e per regolamento costringe tutti gli altri provvedimenti ad aspettare in coda. Se sarà confermata la data del 14, quindi, la riforma non solo non sarà approvata prima che l'attività accademica entri nel vivo, come era nelle intenzioni del governo anche per evitare le proteste. Ma finirà su un binario morto, specie considerando l'eventualità delle elezioni anticipate a marzo, che comincia ad essere evocata anche all'interno della maggioranza e del governo.

    Sarebbe una sconfitta per il centrodestra, che su questa riforma ha investito parecchio. E la fine di un disegno di legge che non solo ridisegna il sistema di governo delle università, riducendone l'autonomia, ma distribuisce le risorse in base alla qualità della ricerca e della didattica e reintroduce il concorso nazionale per i docenti. Misure, e il vero nodo è questo, che il ministro dell'Economia Giulio Tremonti ha definito condizione essenziale per ripianare almeno in parte il taglio da un miliardo e 350 milioni di euro previsto nel 2011 per l'intero settore.

    Ce ne è abbastanza perché la maggioranza tenti di modificare il calendario della Camera mettendo sul tavolo della prossima conferenza dei capigruppo due ipotesi: anticipare l'esame dell'Aula all'11 di ottobre oppure rimandare al 18 l'inizio della sessione di bilancio. In tutti e due i casi ci sarebbe qualche giorno per approvare in Aula la riforma e poi tornare al Senato, dove votare prima che anche lì cominci la sessione di bilancio. Possibile cambiare una decisione presa solo pochi giorni fa? Difficile ma non impossibile.

    Il rinvio della settimana scorsa non è stato il frutto solo delle perplessità dell'opposizione sul disegno di legge ed in particolare sulla sua copertura finanziaria. Ma è stato uno dei primi segnali di un clima politico generale mutato, a poche ore dal voto di fiducia al governo Berlusconi che non ha certo chiuso le ferite del centrodestra. Non è dunque da escludere che un esame a freddo della questione possa portare ad una scelta diversa.

    Per provare a spingere in questa direzione i tecnici del ministero dell'Istruzione stanno studiando la fattibilità di un emendamento che arriva dall'opposizione e prevede per i ricercatori un'indennità didattica, cioè una piccola aggiunta in busta paga. Per legge i ricercatori che lavorano nelle università non sono tenuti ad insegnare. La realtà è ben diversa, perché sulle loro spalle pesa circa il 40 per cento della didattica. Proprio per questo, in segno di protesta contro la riforma Gelmini, quasi la metà dei ricercatori ha annunciato che da quest'anno non farà lezione. L'indennità didattica sarebbe un modo per venire incontro alle loro proteste e - visto che l'idea originale è del pd Luigi Nicolais - anche alle perplessità dell'opposizione. Ma è una strada davvero percorribile?

    Anche considerando una somma contenuta (intorno ai 150 euro netti al mese) e tenuto conto che i ricercatori che fanno lezione sono circa 15 mila, si arriverebbe ad un costo di 45 milioni di euro l'anno. Non pochi dal momento che basterebbe qualche milione in meno per far partire quel piano di assunzioni di professori associati (9-10 mila in sei anni) che nelle intenzioni del governo rappresenta la strada maestra per risolvere la questione ricercatori, per la quale si esclude qualsiasi ipotesi di stralcio. I tecnici del ministero al momento sono scettici. Ma pur di riuscire a tirar fuori la riforma dal binario morto dove è inaspettatamente finita, correzioni fino a qualche giorno fa impensabili adesso hanno tutto un altro aspetto.

    Corriere.it

  7. #7
    Super Senior
    Registrato dal
    Jan 2008
    residenza
    Qui ed ora
    Messaggi
    1,690

    Predefinito

    Vediamo se anche quest'anno finisce nel solito compromessino economico e tutti contenti mentre si compiono gli ultimi passi del diabolico attacco U_U Non ci si può meravigliare più di niente ._.

  8. #8
    Senior L'avatar di leleastro
    Registrato dal
    Oct 2007
    residenza
    L'Aquila
    Messaggi
    502

    Predefinito

    Ho appena scoperto che i due corsi a scelta che volevo fare quest'anno saranno entrambi al secondo semestre e uno non è neanche sicuro che si farà.
    "Physics is like sex. Sure it may give some practical results but that's not why we do it." Richard Feynman
    Il mio blog

Segnalibri

Permessi di invio

  • Non puoi inserire discussioni
  • Non puoi inserire repliche
  • Non puoi inserire allegati
  • Non puoi modificare i tuoi messaggi
  •